Gente che ha investito in criptovalute ed ha perso tutto, l’allarme dell’esperto: «Occhio alle truffe»

A Rovereto cresce l’allarme truffe cripto: professionisti, pensionati e giovani hanno perso da poche centinaia a centinaia di migliaia di euro, spinti da promesse di guadagni fissi, “algoritmi miracolosi”, bonifici esteri e richieste di versamenti per “sbloccare” fondi; l’esperto Marco Amadori (Comproeuro) invita a rivolgersi a presidi fisici e consulenti qualificati.

L’articolo raccoglie l’allarme lanciato a Rovereto da Marco Amadori, titolare del negozio Comproeuro e tra i promotori della “Bitcoin Valley”, sulle truffe legate alle criptovalute che stanno colpendo un pubblico trasversale: professionisti, industriali, pensionati, impiegati e giovani, con perdite che vanno da poche centinaia a centinaia di migliaia di euro nella sola Vallagarina.

Secondo Amadori, l’ondata di raggiri sta erodendo la fiducia nel settore e crea una pericolosa percezione generalizzata, nonostante l’esistenza di attività legittime e presidi fisici che operano da anni con trasparenza sul territorio.
L’esperto e il suo team hanno elaborato un decalogo “antitruffa” e raccomandano di diffidare di chi promette rendimenti fissi, cita “algoritmi miracolosi”, chiede bonifici esteri o ulteriori versamenti per “sbloccare” presunti fondi, prassi tipica degli schemi di anticipazione spesa.
Tra i modus operandi più frequenti compaiono finti portali di trading che imitano brand noti (es. crypto.com, Coinbase, Binance), pagine web statiche che simulano operatività per mesi o anni, finché alla richiesta di incasso emergono nuove condizioni o costi extra.
Non di rado i truffatori richiedono un ultimo bonifico “per sbloccare i fondi”, una variante dell’ormai classica truffa d’anticipo spese, con il miraggio di somme maggiori disponibili dopo il pagamento.
Amadori segnala che molte vittime si presentano in negozio quando il danno è già avvenuto, con una frequenza ormai quotidiana, complice un ciclo di mercato favorevole e l’attenzione di grandi investitori che abbassano la percezione del rischio tra i non addetti.

Sul fronte dei rimedi, l’invito è a denunciare sempre a Polizia Postale o Guardia di Finanza: sebbene il recupero sia difficile, un errore dei truffatori può emergere nel tempo.
L’articolo ricorda inoltre che Rovereto resta un riferimento storico per i pagamenti in Bitcoin, anche per visitatori dall’estero, a dimostrazione che l’adozione tecnologica sana convive con un presidio educativo di prossimità.
Amadori conclude sottolineando l’amara beffa: molti truffati, se avessero investito realmente in Bitcoin invece di foraggiare raggiri, avrebbero potuto ottenere profitti significativi alla luce dell’andamento degli ultimi anni.

Articolo originale: L’Adige

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