Intervista a Marco Amadori e Nicola Vaccari: la “Bitcoin Valley” di Rovereto nasce dal basso nel 2014‑2015, si diffonde di vetrina in vetrina tra bar, ristoranti e parrucchieri, e diventa rete di pagamenti in Bitcoin grazie ai servizi POS di inbitcoin che consentono anche conversione istantanea in euro, con benefici di marketing e un modello replicabile in altri territori.

L’articolo racconta la genesi e l’evoluzione della “Bitcoin Valley” a Rovereto attraverso un’intervista a Marco Amadori, CEO di inbitcoin, e Nicola Vaccari, co‑founder e referente del progetto, evidenziando un percorso nato dal basso tra il 2014 e il 2015.
In una città abituata alla socialità di quartiere, l’interesse per Bitcoin si è diffuso “da persona a persona” fino a coinvolgere i primi esercenti che hanno esposto i cartelli “si accettano bitcoin” nelle vetrine, a partire da bar, ristoranti e parrucchieri.
La strategia di adozione ha puntato prima di tutto alla cultura del denaro: comprendere come funziona la moneta tradizionale per poter apprezzare la novità di Bitcoin come protocollo e tecnologia, con un’educazione paziente e concreta.
Per i commercianti, l’ingresso è reso semplice dai servizi inbitcoin: nessun percorso tecnico obbligatorio, uso intuitivo del POS, possibilità di accettare pagamenti in Bitcoin e convertirli istantaneamente in euro, riducendo il rischio operativo a zero.
Molti operatori scelgono l’accettazione anche per motivi di marketing e visibilità, beneficiando della rarità dell’offerta e dell’attenzione mediatica che una rete locale crypto‑friendly è in grado di generare.
Consolidata la massa critica, l’ecosistema diventa “laboratorio vivente”: alcuni hanno proposto pagamenti in Bitcoin ai fornitori, altri hanno sperimentato forme di remunerazione ai dipendenti, chiudendo cicli economici senza intermediazione bancaria.
Il progetto dimostra così la replicabilità del modello, con iniziative che travalicano Rovereto e approdano in altri contesti come la “Bitcoin Bay” di Lignano Sabbiadoro e l’apertura del secondo Comproeuro a Pordenone, accanto a percorsi formativi come Bcademy.
Nel racconto emergono inoltre mozioni locali e casi d’uso pubblici che rafforzano fiducia e tracciabilità, mostrando come pagamenti quotidiani in Bitcoin possano coesistere con servizi alla cittadinanza.
In conclusione, la Bitcoin Valley viene proposta come esempio di comunità che unisce tradizione, innovazione e spirito imprenditoriale, offrendo un riferimento realistico per territori che intendono favorire un’adozione responsabile dei pagamenti in Bitcoin.
Articolo originale: Businessandleaders




